Siamo ormai alla quarta. Dovremmo averci preso mano, con i disordini che caratterizzano le rivoluzioni. E invece no. La specie umana è andata nuovamente in ansia da prestazione, e in #Homodigitalis ho spiegato nei dettagli il perché. Assediate da un lato da gap legislativi imbarazzanti rispetto alle tecnologie digitali, e dall’altro da orde di giovani determinate a riprendersi il futuro, le generazioni precedenti mostrano il fianco di fronte alla complessità di questo tempo. Si scoprono quindi a setacciare in fretta e furia il bignami che è gli rimasto in memoria alla voce “rivoluzione”, ma non trovano istruzioni su come procedere. Solo un sacco di morti nel computo finale.

OK, PANIC PLEASE!

 

Chissà se Aranzulla ci ha fatto un post, su come se ne esce da questo garbuglio. A saperlo, chi è Salvatore! E invece no, non esiste nessun manuale o tutorial per adulti su come gestire la crisi antropologica innescata da questa Rivoluzione Digitale. Vabbe’, fa niente. In assenza di istruzioni per l’uso, meglio dare la colpa alle tecnologie digitali per aver innescato tutta questa irriverenza giovanile e puntare il dito sulla pericolosità tout court del loro abuso.

TAAAC. Primo cartellino giallo per gli adulti!

Perché no, non funziona proprio così. Per evitare la squalifica e l’esautorazione da parte delle giovani generazioni, forse è il caso di domandarsi le ragioni di questo fenomeno di disintermediazione culturale dilagante. Soprattutto perché non ha niente a che fare con le tecnologie digitali e con il loro uso.

Perché i nativi digitali ce l’hanno con gli adulti?

 

L’apatia che recriminiamo ai giovani è piuttosto un sintomo che dovremmo analizzare un po’ più in profondità prima di scambiarlo frettolosamente con un disturbo dell’attenzione. Certo, la velocità esponenziale alla quale sono sottoposti costantemente in tutti gli ambiti della vita ha sicuramente accorciato i tempi di permanenza della loro attenzione, ma forse è più un fenomeno fisiologico che patologico. Il genere umano si è sempre adattato a ritmi di vita di volta in volta superiori, non c’è nulla di anomalo in questo.

Quell’apatia che percepiamo nei loro atteggiamenti potrebbe piuttosto essere la palese espressione di una disaffezione generalizzata. Potrebbe – a guardarla meglio – corrispondere quasi a una sfiducia diffusa nei confronti delle generazioni degli adulti. Se ci soffermiamo a osservarla da questa prospettiva, la situazione si rovescia completamente e improvvisamente sul banco degli imputati ci salgono gli adulti. Perché a dirla tutta, per loro, i giovani, la cosa veramente importante è la ricerca dell’autentico e della verità, di una sana corrispondenza tra promesse e fatti. E al momento abbiamo ampiamente disatteso le loro aspettative. Non dovrebbe neppure servire una Greta Thunberg a ricordarcelo, ma tant’è.

“Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente passeranno quel giorno con me e forse mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa ma gli state rubando il futuro proprio davanti ai loro occhi. Finché non vi concentrerete su cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza.”

“Non possiamo risolvere una crisi se non la trattiamo come tale: dobbiamo lasciare i combustibili fossili sottoterra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono impossibili da trovare all’interno di questo sistema significa che dobbiamo cambiare il sistema. Non siamo venuti qui per pregare i leader di occuparsene. Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo. Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza più tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no” (dal discorso pronunciato alla conferenza sul clima in Polonia nel dicembre del 2018).

L’insofferenza e la disobbedienza dei nativi digitali in buona parte rientrano sicuramente nelle dinamiche di attrito generazionale, come da sempre esistono. Emanciparsi dalla condizione di adolescente per scavallare nel mondo degli adulti implica sempre delle rivendicazioni di posizione feroci, ma quando oltre alla disobbedienza assistiamo a uno sfacciato rimprovero delle scelte degli adulti, be’, in quel caso non è più un atteggiamento che rientra nella fisiologica emancipazione generazionale. È un campanello d’allarme importante da non sottovalutare.

Tecnologie digitali, il disuso non è una salvezza

 

Ecco che il tema sull’abuso e il disuso delle tecnologie digitali diventa improvvisamente centrale per ristabilire l’equilibrio delle identità e non perdere autorità.

In tempi di rivoluzione l’errore fatale da non compiere è proprio quello di perdere competenze. La Rivoluzione Digitale lascerà irrimediabilmente ai margini del nuovo assetto sociale a cui darà vita proprio coloro che, in maniera del tutto irresponsabile, si sono rifiutati di mantenere le competenze minime abilitanti alla condivisione di intenti. Hanno quindi fatto l’errore contrario dell’abuso, ovvero il disuso. Non padroneggiare le tecnologie digitali, almeno il poco che servirebbe, è una scelta di campo che non ci legittima a spostare fuori di noi la responsabilità del disordine sociale. Più semplicemente: quanto meno sarò competente, tanto meno sarò in grado di scegliere nel momento in cui verrò interpellato. Sembra un dettaglio ininfluente, ma a guardarlo con la lente di ingrandimento non lo è affatto. Anzi, sarà proprio questo la chiave di volta delle democrazie del 21° secolo.

A tutte le figure educative disorientate per la mancanza di risposte, #HOMODIGITALIS offrirà in cambio una domanda, quella corretta dalla quale ripartire: quale tecnologia e quale uso ci condurranno a una versione migliorata di noi stessi? La Rivoluzione Digitale potrebbe allora diventare una chance imperdibile per rileggere il presente in una prospettiva meno schizofrenica e proiettare un futuro più inclusivo per tutte le generazioni, vecchie e nuove.

Profilo dell'Autore

Esperta di marketing e strategie digitali, ha sviluppato una piattaforma di e-commerce specifica per l’artigianato italiano e la prima mappatura di tutti i marketplace.

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BIBLIOGRAFIA

 

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